Comunità pastorale San Cristoforo
Parrocchia San Giorgio in Cedrate
CHIESA DI SAN GREGORIO
AL LAZZARETTO, Via Lazzaretto, Gallarate
Un tempo in aperta campagna, la piccola chiesa rimane oggi al confine della zona urbana. La chiesa è legata al Lazzaretto che lì era stato predisposto per le pestilenze che si sono susseguite nei secoli. Lazzaro è nel vangelo il nome di un povero di cui parla Gesù in una parabola; egli giaceva pieno di piaghe ai piedi della tavola di un ricco che gli lasciava cadere qualche briciola di pane per sfamarsi.


A Venezia nel 1423 venne dedicata a san Lazzaro l’isola dove furono portati gli ammalati di peste per isolarli dal resto della popolazione. Da lì presero il nome quei luoghi di cura, ma anche di reclusione, dove venivano portati nei secoli successivi gli ammalati.
Il lazzaretto che doveva sorgere in prossimità di un corso d’acqua (nel nostro caso, il torrente Arno) doveva di norma avere una cappella dedicata ad un santo appropriato.
La chiesetta è intitolata al Papa San Gregorio Magno (590-604) che promosse una processione penitenziale della città di Roma e ottenne la grazia che la città fosse protetta dalla peste che si stava avvicinando.
Il nome e la figura del Santo ricorrono spesso nella nostra chiesa: un arco della volta riporta l’iscrizione: DIVO GREGORIO / POPULUS CEDRATI EXTRUXIT / A.D. MDCCXXI (a San Gregorio il popolo di Cedrate costruì, nell’anno del Signore 1721).
Sempre sulla volta troviamo anche un affresco che rappresenta San Gregorio in gloria tra gli angeli.
La rappresentazione più importante è costituita dalla pala d’altare. E’ una grande tela dei primi anni del 1700 che raffigura proprio San Gregorio mentre implora alla Sacra Famiglia l’intercessione per i malati di peste raffigurati in basso a sinistra.


Altre opere importanti si trovano presso i due altari laterali: l’altare di sinistra reca una rappresentazione dell’estasi di S. Teresa d’Avila, carmelitana dottore della chiesa vissuta nel 16° secolo, devozione ad una
grande santa, forse portata dal passaggio degli spagnoli. L’altare prospiciente invece reca una tela raffigurante il Santo Crocifisso. Le opere sono state restaurate a cura del gruppo “I Cedratesi” a partire dal 1990.
Un’altra tela, probabilmente dell’inizio del 1700, raffigura il riposo della Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto.
Cedrate ebbe il suo Lazzaretto quando nel 1630 dilagò anche nella nostra zona la tremenda epidemia di peste descritta anche dal Manzoni nei Promessi Sposi.
Don Carlo Crivelli (parroco di Cedrate dal 1630 al 1635) così racconta, in un documento del 1630 un episodio avvenuto la prima domenica di ottobre (era il 6 ottobre) di quello stesso anno: “Tutta la comunità di Cedrà si levò dalla Chiesa Parrocchiale di S. Giorgio processionalmente recandosi tra gli appestati al Lazzaretto, e per essere detta comunità quasi tutta da questo morbo oppressa, con occasione di detta processione s’invotò alla Beata Vergine delle Rose in detta Chiesa di S. Giorgio, di fare festa nel primo Sabato di ottobre in onore della Beata Vergine”. Su una popolazione di circa 300 persone furono 110 i morti.

Nel 1706 l’Austria prese il dominio sui territori della Lombardia e il relativo benessere, o la munificienza dei nuovi signori feudatari, i Conti di Castelbarco, permise la costruzione nella prima metà del secolo sia della chiesa parrocchiale di san Giorgio che il probabile ampliamento di un precedente edificio al Lazzaretto. Il parroco di quel periodo era don Gaspare Argellasca (+1728).
Durante i secoli scorsi era tradizione che, nei prati circostanti la chiesa, si svolgesse una festa nel giorno del 25 aprile, festa di San Marco. È forse in questo fatto, che si può ritrovare la causa dell’errata convinzione, da parte della tradizione popolare, che l’edificio sia intitolato a S. Marco dimenticando l’originale intitolazione a San Gregorio.

La festa del Lazzaretto creò non pochi problemi ai parroci di Cedrate, così, don Giacomo Castiglioni, racconta della sua sospensione: “La Chiesa di San Marco al Lazzaretto, posta sulla sponda del torrente Arno, era circondata da una bella distesa di prati. Da quando venne edificata, nel giorno del Patrono si compivano le funzioni religiose al mattino ed alla sera. I fedeli convenivano volentieri a festeggiare S. Marco, ornando il tempio ed i dintorni con sandaline, festoni e luminarie. Bancarelle di dolciumi e giocattoli erano la delizia dei piccoli e anche dei grandi. Per tutta la giornata una grande folla di fedeli conveniva anche dai paesi vicini e specialmente da Gallarate. La stagione primaverile, col clima mite e col sole dolce favoriva la giornata. Era quasi l’inaugurazione ufficiale, il saluto cordiale alla stagione che s’apriva. E fin qui, nulla di male. Ma col tempo, la bella giornata festiva, degenerò in disordine preoccupante. Non era più la festa di S. Marco che attirava. S’erano inscenati, prima in sordina e poi con un crescendo sempre maggiore, gozzoviglie e balli all’aperto, in osteria e chioschi più o meno improvvisati, in modo che la festa non solo perdette il suo carattere religioso, ma si convertì in vero disordine. I Parroci tentarono, prima di correggere colla parola di persuasione, poi minacciarono, finché il Parroco Turati, non potendo più tollerare simile profanazione, abolì la solennità religiosa, sospendendo qualsiasi funzione religiosa.

Nonostante questo però, i forestieri continuavano a convenire attorno al Lazzaretto pei soliti disordini. Riuscì il parroco Turati a disperderli per sempre ricorrendo ad uno strattagemma. D’accordo col fattore che sorvegliava l’irrigazione dei prati attorno a S. Marco, fece allagare nei giorni della festa la campagna, sicché la gente dovette persuadersi che era inutile insistere oltre. Con gioia i buoni Cedratesi videro quindi cadere un abuso tanto sconveniente.” (Da Sac. Giacomo Castiglioni, “Storia di Cedrate”). Ricordiamo che il Canonico Carlo Turati fu parroco di Cedrate dal 1805 al 1867.