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Comunità Pastorale S. Cristoforo – Gallarate

Comunità pastorale San Cristoforo – Gallarate

Parrocchia Madonna della Speranza, ai Ronchi

La chiesa parrocchiale

Posata la prima pietra nel 1978, la Chiesa parrocchiale dei Ronchi è stata conclusa nel 1982, su progetto dell’architetto Carlo Moretti.
La struttura poggia su dodici colonne come la Chiesa fondata sui dodici apostoli. Ogni colonna rappresenta uno dei dodici, le cui immagini sono opera dello scultore Oreste Quattrini.

Qui illustriamo due opere, su testi di Laura Bonicalzi.

IL MISTERO DELL’ANNUNCIAZIONE

Le due imponenti statue dell’Annunciazione, l’una ai margini del sagrato alla base del campanile, l’altra in facciata, accolgono in modo originale chi giunge sul piazzale antistante la chiesa parrocchiale dei Ronchi.

Importanti per dimensioni, collocazione e significato, furono commissionate nel 1989 da don Elivio Banfi a Nicola Gagliardi, stimato scultore lombardo morto l’8 gennaio 2024; all’epoca, collaboratore della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano. Presentando il progetto, l’artista dichiarò di ispirarsi all’Annunciazione del Duomo di Orvieto e di interpretare quanto emerso dalla riflessione sull’intitolazione “Madonna della Speranza”.

Gagliardi scelse due blocchi di marmo rosa del Portogallo, detto “Encarnado”, di eccezionale qualità e dimensione per scolpire “l’Angelo Annunciante e la Vergine Annunciata”, alte rispettivamente mt 2.70 e mt 2.90, inaugurate con il centro parrocchiale il 10 ottobre 1993.
Separate dallo spazio del sagrato, luogo di accoglienza e incontro più che di parcheggio come accade, sono unite idealmente dalla bianca linea di un percorso che taglia il sagrato segnando la strada sulla quale sta accadendo l’Incontro e l’Annuncio.
L’ANGELO ANNUNCIANTE è descritto dall’artista “In moto spiegato, instabile, quasi scomposto, dall’atteggiamento della biblica rivelazione … senz’ali, irrompe nel percorso della Vergine, annunciandole con espressione rassicurante la sacra maternità “. Di statura minore della Vergine, l’Arcangelo Gabriele è un giovane dal volto serio con i capelli incisi dal vento suscitato dal suo repentino arrivo; il panneggio della lunga veste fascia frontalmente il corpo per svolazzare altrove in modo scomposto. Il piede libero dalla veste si sta posando, nudo e lieve, sul basamento della fredda struttura metallica che si eleva ospitando il delicato carillon di campane. Sollevando con fermezza il braccio destro indica il cielo mentre indirizza lo sguardo nella scia di luce bianca verso la figura femminile cui è stato inviato. “Rallegrati piena di Grazia, il Signore è con te”: uno scritto in greco antico sul cartiglio marmoreo ai suoi piedi dà inizio al loro incontro. La bella giovane donna che domina dall’ultimo anello del tunnel sopra la rampa d’ingresso, evoca in chiave moderna le Madonne in lunetta che indicavano la dedicazione della Chiesa.
Madonna della Speranza è la VERGINE ANNUNCIATA scolpita da Gagliardi come “Figura in notevole movimento, colta nell’istintivo stupore, dubbiosa cerca conferma atteggiando al Tempio da dove è appena uscita.” L’ artista trae spunto dall’antichissima tradizione di un primo incontro al Tempio per motivare questa originale Annunciazione esterna alla Chiesa. La Vergine è di fretta, corre mentre viene investita dal vento portato dall’Angelo: l’abito aderisce al corpo creando ricchi movimenti di panneggio dietro di lei. Il capo scoperto, i capelli ben acconciati e raccolti, inquadrano il volto bellissimo che si volge in torsione con le spalle e il busto a quella scia di luce e a quel “Rallegrati”.
Senza fermarsi, ascolta attenta l’Annuncio: sarà Madre del Salvatore. Come è possibile? Il braccio slanciato in avanti, si piega accompagnando la mano al ventre. Lo sguardo è incredulo, la bocca serrata.
L’artista fissa il momento della sorpresa di Maria o meglio del dubbio sopraggiunto. Così scrive: “… sia necessario dare alla Vergine una prevalente espressione di dubbio e all’Angelo una intensa espressione di fermezza e monito”. Monito di chi è certo del compito ricevuto e dubbio di chi non teme di domandare e cercare conferme per poter aderire all’accaduto con Speranza vera.

2. IL BATTISTERO

Varcato l’ingresso vetrato dell’aula ecclesiale della Madonna della Speranza, siamo accolti da due grandi pannelli realizzati a chiusura delle gradonate lignee: a destra l’Immacolata, opera di Fratel Venzo; a sinistra il battesimo di Gesù con il sottostante fonte battesimale, opera commissionata nel 1989 a Goffredo Gaeta, noto ceramista e scultore emiliano da poco scomparso. Il Battistero, spazio aperto sul passaggio dei fedeli, sfugge facilmente all’attenzione nonostante la vivacità compositiva che lo caratterizza. Il bianco bacile di marmo aderisce al basamento in ceramica smaltata suggerendo l’immagine di un pozzo collocato su una pavimentazione marmorea mosaicata che delimita l’ambiente sacramentale. Adiacente al fonte battesimale, il grande pannello in ceramica a riflessi metallici, colorato a smalti policromi, fa da sfondo a due figure centrali modellate in terracotta. Fedele al testo della liturgia battesimale, l’iconografia narra la storia salvifica dell’acqua, materia del Sacramento del Battesimo. Un’imponente colomba aureolata campeggia nella parte superiore: l’immagine ci riporta all’inizio della creazione quando “lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque.” La composizione si struttura intorno al fiume Giordano che nasce dalle acque primordiali, scorre al centro del pannello dirigendosi al fonte battesimale. Nelle acque battezza Giovanni, scarna figura modellata in terracotta: in piedi sulla riva del fiume, coperto di pelo di cammello, regge un lungo bastone crociato e la conchiglia con l’acqua purificatrice. Gesù, esile figura anch’essa realizzata in terracotta, entrato nel fiume riceve il battesimo di conversione con le mani sul petto in posizione d’umiltà. La grande colomba della creazione evoca quella che scese su Gesù battezzato da Giovanni, mentre la voce del Padre annunciava: “Ecco il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto”. Ai lati del fiume, prossime alle due figure principali, otto scene, quattro relative all’antico Antico e quattro al Nuovo Testamento fissano momenti salienti della storia della Salvezza uniti dalla simbologia dell’acqua. Le scene si susseguono quattro per parte a lato di Giovanni il precursore e di Gesù Salvatore, inizio della nuova legge, compimento di quella antica. A sinistra, dall’alto in basso: Noè si affaccia dall’Arca al termine del diluvio; Mosè conduce il popolo eletto fuori dall’Egitto attraverso il mar Rosso; fa scaturire dalla roccia l’acqua che disseta il popolo esausto e da ultimo, sul Sinai riceve da Dio le tavole della legge con i dieci comandamenti.

Sull’altra riva del fiume, le quattro scene evangeliche, osservate dal basso verso l’alto, suggeriscono una possibile lettura parallela alle quattro precedenti. Gesù seduto su una roccia offre a chi lo ascolta la nuova legge delle Beatitudini compimento della legge del decalogo; alle nozze di Cana, Gesù compie il primo miracolo trasformando l’acqua in vino su invito della Madre; nella terza scena Maria con gli Apostoli nel cenacolo riceve il dono dello Spirito Santo e infine la Samaritana incontra al pozzo Gesù che le chiede da bere. La ricchezza della narrazione è valorizzata dalla raffinatezza della ceramica smaltata mossa con maestria grafico decorativa, scintillante in tonalità di blu e azzurri continuamente ripresi e interrotti da macchie rosse, oro, bianche. Il pannello si presenta come un’unica opera in ceramica su cui campeggiano le figure in terracotta: colpisce il contrasto tra la vivacità della narrazione biblica, valorizzata dalla luminosità della ceramica che si accende di riflessi e la rigidità povera ed essenziale delle due figure in terracotta.

I disegni dei bozzetti preparatori, conservati in archivio parrocchiale, svelano il progetto originale in cui l’artista con profondità prospettica accenna in lontananza la narrazione biblica dando maggior rilievo al battesimo di Gesù nelle acque vivaci del fiume che si rovescia a cascata nel fonte battesimale ancorato direttamente al pannello. Il Battistero che ora ammiriamo per la forte espressività e intensità decorativa, chiede di essere guardato, compreso, custodito e valorizzato dando seguito al desiderio dell’artista che concludeva la presentazione dell’opera con queste parole “La composizione nel suo insieme penso dia giusta evidenza al simbolismo battesimale e si propone come occasione di catechesi efficace all’occhio e cuore dei fedeli nell’atto di introdurre nella comunità una nuova creatura”.

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