Comunità pastorale San Cristoforo – Gallarate
Parrocchia San Giorgio in Cedrate
La chiesa parrocchiale
La parrocchia San Paolo Apostolo fu istituita nel 1965; nel 1971 si diede inizio alla costruzione della chiesa parrocchiale; il 24 dicembre 1972 fu celebrata la prima Messa.

L’inaugurazione avvenne il 7 ottobre 1973 con la benedizione del Cardinale Giovanni Colombo. Il Cardinale Carlo Maria Martini la consacrò il 23 ottobre 1983. Il progetto è degli architetti Benvenuto Villa e Maria Rosa Zibetti Ribaldone.
LA VIA CRUCIS

La chiesa è impreziosita dalle otto ceramiche, opera di Silvio Zanella (Gallarate 1918-2003). Con le ceramiche esposte in chiesa ci sono anche i disegni preparatori che si possono ammirare in sagrestia.
Ecco la presentazione fatta dallo stesso autore per l’inaugurazione del 13 aprile 1979, venerdì santo.
“Questa mia opera sacra presenta alcuni aspetti che la differenziano dalla tradizione; per questo motivo sono stato sollecitato a chiarire le motivazioni e ad esse mi attengo trascurando gli aspetti artistici. Già il numero dei pannelli scultorei policromi, che sono otto, non corrisponde alle tradizionali quattordici stazioni e, per giunta, hanno differenti dimensioni. Osservandoli poi attentamente ci si accorge che i personaggi rappresentati non appartengono alla stessa epoca storica: accanto alle figure evangeliche ve ne sono altre attuali.
Perché non si pensi che tali innovazioni siano frutto di leggerezza o, peggio ancora, di mancato rispetto dei testi sacri, va detto che ogni decisione fu frutto di attente considerazioni artistiche e religiose, miranti a far sì che la Via Crucis non rimanesse un corpo estraneo applicato alle pareti della chiesa, ma invece vi si adattasse articolandosi secondo gli spazi architettonici reali ed inglobasse in se stessa, a suo completamento, quegli elementi già presenti nella chiesa, quali il ligneo Cristo Crocifisso [opera del 1600, inaugurato il venerdì santo, 24 marzo 1978] che si erge sul lato destro dell’altare e, pertanto, è di fatto la stazione dodicesima ed il tabernacolo, segno di Risurrezione, l’ultima stazione. Osservando le sculture ci si accorge che un elemento le caratterizza e le accomuna: i protagonisti della Via Crucis, i personaggi evangelici, sono in primo piano e si evidenziano per il colore bianco e per le maggiori dimensioni rispetto gli altri personaggi del nostro tempo che stanno sullo sfondo e sono colorati, meno evidenti, ma che pure hanno una loro precisa motivazione.
Nella prima scultura sono raffigurate le stazioni prima e seconda: la condanna a morte e Gesù caricato della croce; nello sfondo scuro, dietro a Pilato, stanno un soldato romano ed un sacerdote ebreo, simboli del potere oppressore di Gesù, vittima innocente; sotto la croce sono raffigurate le attuali vittime innocenti: i deportati e i condannati a morte senza colpa. Nella successiva scultura è rappresentata la quarta stazione Gesù incontra sua Madre e nello sfondo è raffigurato il dolore delle madri di oggi. Nella terza scultura sono raffigurate la stazione quinta Gesù aiutato dal Cireneo – e sesta – l’incontro di Gesù con la Veronica; nello sfondo è espressa la solidarietà umana, l’aiuto ai sofferenti, ai vecchi, ai bimbi ed ai bisognosi. La quarta rappresenta le tre cadute di Gesù sotto il peso della croce. Nello sfondo, sovrastanti e pressanti la croce, sono raffigurati i sette vizi capitali che dominano l’uomo e ne fanno una vittima delle passioni: la superbia, l’avarizia, la lussuria, l’invidia, la gola, l’ira, l’accidia. Nella quinta scultura è rappresentata l’ottava stazione Gesù incontra le pie donne e nello sfondo sono raffigurati gli attuali uomini di buona volontà che promuovono la pace, l’amore e la fratellanza. La successiva scultura rappresenta la decima stazione Gesù spogliato e la disputa delle vesti e nella scena contemporanea sono raffigurate le vittime della mondiale ingiustizia e dell’egoismo, gli affamati e i miseri. La scultura che segue si riferisce all’undicesima stazione Gesù inchiodato sulla croce; nello sfondo la grande valle della sofferenza umana e, sopra, un cielo di speranza. Delle stazioni dodicesima [sarebbe il crocifisso ligneo] e quattordicesima ho accennato più sopra [in verità la quattrodicesima sarebbe Gesù portato nel sepolcro e la quindicesima Gesù che risorge, che nella chiesa è rappresentato dal tabernacolo]. Rimane da considerare la tredicesima Gesù deposto dalla croce nelle braccia della Madre. L’Addolorata che partecipa, con la sua sofferenza, alla salvezza dell’umanità ci ricorda, come dice S. Paolo, che il dolore di ogni uomo è completamento della Passione di Cristo. Mi sembra dunque che questa Via Crucis si innesti bene e si amalgami con il corpo della chiesa e che evidenzi l’attualità e l’eternità del messaggio evangelico favorendone la comprensione e la meditazione.”
Silvio Zanella
IL TABERNACOLO
L’opera di Nino Cassani, inaugurata il venerdì santo 4 aprile 1980, completa il trittico dell’altare: la croce che rappresenta Gesù la vittima che si sacrifica; l’addolorata che rappresenta l’umanità addolorata e i cui sacrifici trovano senso nell’unico sacrificio dell’Agnello; il tabernacolo come una ruota di luce in cui il cosmo si rinnova con la risurrezione di Cristo, nostra speranza.

IL BATTISTERO

L’opera di Nino Cassani fu inaugurata, da Mons. Bernardo Citterio, l’8 ottobre 1980. Vi sono inseriti sassolini provenienti dal fiume Giordano, luogo del battesimo di Gesù.
In alto la vetrata di padre Ambrogio Fumagalli che richiama quell’evento con il cielo che si apre, la colomba che discende.
LE STATUE DI MARIA E DI SAN GIUSEPPE
La statua di Maria, ritrovata presso un antiquario, è di scuola Sansoviniana; si trova tra figure di santi della nostra tradizione di fede: Sant’Antonio da Padova e Santa Rita, mentre la statua di san Giuseppe è dell’artista Mario Rudelli, inaugurata l’8 ottobre 1983.
Accanto a san Giuseppe la figura del Divino Niño (Divino Bambino) che è al cuore della devozione popolare dei cattolici equadoriani, che qui si ritrovano annualmente per la sua festa. È la devozione a Gesù dodicenne, che educa al rispetto e all’amore per la santa infanzia dei nostri bambini e che, come un bambino tenero e potente, perché riesce a strappare ogni grazia dai genitori e dal Padre che sta nei cieli.
